Municipio: Via Cristoforo Colombo 168 CAVAGNOLO (TO)  - Tel. 011/9151565 - Fax.011/9151157

Sito:www.comune.cavagnolo.to.it  e.mail:cavagnolo@ruparpiemonte.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PILLOLE DI STORIA

L’etimologia del nome indica che esso gia’ esisteva all’epoca dei celti, che vi regnarono prima della denominazione romana. Prima del X secolo, Cavagnolo faceva parte del Marchesato d’Ivrea, ma verso la fine del secolo XI passo’ alla Chiesa di Vercelli che, alcuni anni dopo, lo diede in fondo ai marchesi di Monferrato, uno dei quali, Guglielmo IV, soprannominato “il vecchio”, ebbe cura di farselo confermare dall’imperatore Federico Barbarossa, ottenendo in pari tempo il titolo di Conte di Cavagnolo e Signore dello Scalaro.

Nell’anno 1215 Guglielmo IV lo cedette a Uguccione, Vescovo di Vercelli, qualecompenso per aver scongiurato la guerra incombente tra i vercellesi ed il medesimoGuglielmo IV. Nella descrizione degli stati del Marchese del Monferrato fatta nel1224, si trova annoverato Cavagnolo: da cio’ si arguisce che verso quell’epoca questo feudo ritorno’ al Monferrato. In questo tempo si vide questo comune governato dai Signori Vassalli di Guglielmo, i quali non portavano altro nome che quello di Signori del luogo.

Essi formavano una specie di Consiglio Comunale: a loro erano devolute le piccole questioni che sorgevano tra gli abitanti. Nel 1333 Cavagnolo ritorno’ alla dipendenza del Vescovo di Vercelli, come appare da un documento dell’archivio comunale. Il 25 Agosto 1349 il Vescovo di Vercelli, che allora era il Cardinale Fieschi, nel castello di Verrua Savoia, diede l’investitura della Parrocchia di S. Eusebio ad un certo Francesco di questo luogo.

Nel 1612, con la morte di Francesco Gonzaga Marchese del Monferrato, si accese una grave questione tra Carlo Emanuele I Duca di Savoia, e la Spagna. Suo figlio Vittorio Amedeo I, per mediazione della Francia, ottenne un trattato di pace con la Spagna, che fu firmato a Cherasco il 6 aprile 1631:da questo trattato Cavagnolo divenne definitivamente possesso di Casa Savoia.

Da quell’epoca, sino alla caduta di Napoleone I, Cavagnolo fece parte della provincia di Asti e, ritornato in Piemonte il Duca di Savoia, fu assegnato alla prov di Torino.

Nel 1900, per opera del parroco, coadiuvato dal parroco di Marcorengo, fu fondata in questo comune una Cassa Rurale Internazionale: la prima in tutta Italia.

Cavagnolo fu patria del Servo di Dio Casimiro Barello: pellegrino penitente che da Cavagnolo si reco’ in Spagna piu’ volte e che, per tutta Italia ed in tutti i luoghi in cui fu di passaggio, lascio’ larga impronta dei suoi altissimi ideali religiosi. Mori’ ad Alcoj (spagna) il 9/03/1884 venerato come un santo. Nei tempi piu’ moderni, nel campo industriale, si desunse il Commendator Alessandro Martini, fregiato della croce di Cavaliere del Lavoro (famoso in tutto il mondo il suo vermuth Martini).

Anche nelle guerre d’indipendenza italiana Cavagnolo fu degnamente rappresentato: tra tutti e’ da ricordare il tenente Colonnello Lorenzo Crova che fu uno degli ufficiali del Quadrato di Custoza.

Cavagnolo, e’ infine patria del Canonico Gregorio Crova, chiamato “padre dei poveri”.

Esiste nel territorio di questa Parrocchia un’antica Abbazia romanica denominata Santa Fede con il titolo di priorato. La chiesa, ora monumento nazionale, e’ costruita quasi tutta in pietra; il Conte Arboreo Mella da Vercelli pubblico’ una memoria sulla Chiesa di Santa Fede in Cavagnolo illustrandone la bellezza artistica e la sua antichità.

Egli fece notare come questa fosse l’unica Chiesa del Piemonte costruita sul disegno del triangolo egiziano.

Da questi pochi cenni storici appare chiaro come Cavagnolo sia antichissimo e come sempre abbia occupato, nella storia del Monferrato, un posto ragguardevole.

Il centro del comune di Cavagnolo e’ la piazza del monumento posta accanto al Palazzo Comunale. Intorno a questo centro di vita cittadina, antichissimo e moderno, si raccolgono alcune delle piu’ interessanti testimonianze della storia politica ed artistica di Cavagnolo dando ad esso un suggestivo colore di passato e di arte ed un fascino di serenita’ che si armonizza con quello della pianura e della collina circostante.

Le prime notizie su Cavagnolo sono molto antiche, antecedenti addirittura all’era Romana; il suo nome deriva dal Celtico “CABANNOLIUM” che indica una piccola casa bassa con annesso un piccolo podere; ed una casetta figura oggi nello stemma del Comune.

Più avanti nella storia si apprende che nel secolo X d.C., Cavagnolo faceva parte del Marchesato di Ivrea, passò verso la fine del XI secolo alla Chiesa di Vercelli, che lo cedette poi in feudo ai Marchesi del Monferrato, uno dei quali, Guglielmo IV il Vecchio, ottenne nel 1164, dall’Imperatore Federico Barbarossa, il titolo di Conte di Cavagnolo e Signore dello Scillaro.

In quegli  anni movimentati tra la fine del Medio Evo  e l’inizio dell’Era Moderna, il Comune passò più volte di mano tra i Marchesi del Monferrato, il Vescovo di Vercelli e il ducato di Savoia, fino a quando, con il trattato di Cherascoi del 1631, Cavagnolo diventò definitivamente possesso di Casa Savoia.

Intorno a tale data però Cavagnolo doveva subire, oltre ai frequenti passaggi di potere, anche le devastazioni delle guerre: dalla distruzione del suo Castello e della Chiesa Parrocchiale di San Eusebio a Montechiaro, nel 1590, ai numeroso transiti di truppe mercenarie che mettevano a ferro e fuoco il territorio comunale, fino ad essere a lungo occupato dai Francesi in occasione del famoso assedio di Verrua Savoia dei primi anni del 1700.

Da allora non accadde più nulla di particolarmente notevole nella storia del Comune, che si fonde con quella del Regno di Sardegna, subisce i rivolgimenti delle guerre Napoleoniche e della Restaurazione, vede il passaggio di Garibaldi impegnato a preparare la Seconda Guerra di Indipendenza e, naturalmente, entra a far parte del Regno d’Italia.

Nel 1927, il regime fascista, nel rispetto di una politica tesa a concentrare i piccoli Comuni per poter esercitare un più efficace controllo, impose la soppressione del Comune di Cavagnolo e la sua fusione  con Brusasco.

Negli anni  cinquanta, sanate le dolorose ferite della seconda guerra mondiale, che il nostro paese pagò con il suo sangue, sia sui diversi fronti che nella lotta partigiana, si avvertiva lo sviluppo civile ed industriale e si faceva strada l’idea di gestire in proprio la nuova situazione; nasceva così un Comitato per l’Autonomia che promuoveva tutta una seria di iniziative per far rinascere il Comune.

L’Autonomia veniva approvata nel 1956, prima dal Consiglio Provinciale e dal Prefetto di Torino, poi dal Ministro dell’Interno. Il Comune nasceva ufficialmente il 15 agosto 1957 e le prime votazioni per l’elezione del Consiglio Comunale avvenivano il 27 ottobre dello stesso anno.

Il resto è storia attuale: dai primi difficili anni, con l’acquisto della Sede Municipale e l’edificazione dell’edificio scolastico centralizzato, alla difficile gestione dello sviluppo, ai sempre più impegnativi compiti che le leggi impongono alla macchina comunale in un Comune che, tra l’altro, unico nella zona, ha avuto un consistente aumento di abitanti; le Amministrazioni che si sono succedute hanno sempre cercato di operare e così continueranno per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini di Cavagnolo.

Cavagnolo fu patria del Servo di Dio Casimiro Barello: pellegrino penitente che da Cavagnolo si reco’ in Spagna piu’ volte e che, per tutta Italia ed in tutti i luoghi in cui fu di passaggio, lascio’ larga impronta dei suoi altissimi ideali religiosi. Mori’ ad Alcoj (spagna) il 9/03/1884 venerato come un santo. Nei tempi piu’ moderni, nel campo industriale, si desunse il Commendator Alessandro Martini, fregiato della croce di Cavaliere del Lavoro (famoso in tutto il mondo il suo vermuth Martini).

Anche nelle guerre d’indipendenza italiana Cavagnolo fu degnamente rappresentato: tra tutti e’ da ricordare il tenente Colonnello Lorenzo Crova che fu uno degli ufficiali del Quadrato di Custoza.  Cavagnolo, e’ infine patria del Canonico Gregorio Crova, chiamato “padre dei poveri”.  Esiste nel territorio di questa Parrocchia un’antica Abbazia romanica denominata Santa Fede con il titolo di priorato. La chiesa, ora monumento nazionale, e’ costruita quasi tutta in pietra; il Conte Arboreo Mella da Vercelli pubblico’ una memoria sulla Chiesa di Santa Fede in Cavagnolo illustrandone la bellezza artistica e la sua antichita’.  Egli fece notare come questa fosse l’unica Chiesa del Piemonte costruita sul disegno del triangolo egiziano.  Da questi pochi cenni storici appare chiaro come Cavagnolo sia antichissimo e come sempre abbia occupato, nella storia del Monferrato, un posto ragguardevole.

Il centro del comune di Cavagnolo e’ la piazza del monumento posta accanto al Palazzo Comunale. Intorno a questo centro di vita cittadina, antichissimo e moderno, si raccolgono alcune delle piu’ interessanti testimonianze della storia politica ed artistica di Cavagnolo dando ad esso un suggestivo colore di passato e di arte ed un fascino di serenita’ che si armonizza con quello della pianura e della collina circostante.  Altre notizie riportate sono state ricavate da appunti e brevi relazioni giacenti nell’archivio storico del Comune di Cavagnolo.

BEATO CASIMIRO BARELLO

A Cavagnolo, un piccolo paese di campagna nella provincia di Torino, nasce il 31 gennaio 1857, Casimiro Barello, figlio di umili contadini, ricchi solo della loro forte fede nella Provvidenza. Dai genitori riceve un’educazione cristiana semplice e lineare. Frequenta saltuariamente la scuola e non va oltre la terza elementare, come molti ragazzi del suo tempo.
Il 13 agosto 1868, riceve la Cresima da Mons. Ferré, Vescovo di Casale Monferrato e, un anno dopo, la Prima Comunione. Ancora ragazzino, si distingue per l’amore alla preghiera e per la fortezza nell’affrontare le difficoltà della vita. La sua giovane mamma si ammala presto e lui l’assiste fino alla fine. Quando la mamma lo lascerà, lui avrà solo 12 anni.

Un giorno d’estate, nel paese vicino si celebra la festa patronale, la musica lo attrae e lui quattordicenne non sa resistere. Alla sera, scappa per andare a fare quattro salti. Ma nel tornare a casa si accorge di quanto sia stato superficiale e decide di non dedicarsi più a cose così vuote. Nel 1872 è malato grave. Per la festa dell’Assunta, si reca in chiesa: lì, gli appare la Madonna che lo guarisce e gli dice: «Tu dovrai servire Dio con una vita di penitenza e di preghiera». L’anno dopo, ancora malato, la Madonna gli appare nuovamente e lo richiama: «Perché non hai mantenuto la promessa? Per questo sei ricaduto infermo. Devi darti a una vita di penitenza e pellegrinare per il mondo, come hai promesso. Questo vuole da te Gesù». Preghiera e penitenza: è lo stesso messaggio di Lourdes. Casimiro continua a lavorare in campagna con i suoi pensando di darsi tutto a Dio. Nel 1874, vede di nuovo la Madonna che lo toglie dalla vita comune: dovrà uscire dalla sua terra e partire... per dove? Dove Dio vorrà.

Nel suo cuore cresce un grandissimo amore a Gesù Eucaristico. Inizia a passare tutto il tempo che può in chiesa, in adorazione come se avesse quasi fisicamente percepito che: «Se Gesù è lì, vivo e vero, tu dove vuoi andare?».
Alla preghiera unisce le forme tradizionali di penitenza. Una domenica dell’autunno 1874, con il consenso del padre, parte. D’ora in poi sarà pellegrino, penitente e orante per il mondo, fermandosi nelle chiese a pregare, offrendosi per la conversione dell’umanità, in riparazione dei peccati e per la santificazione dei sacerdoti.
La sua prima tappa è Torino: la Consolata e l’Ausiliatrice. Si confessa, partecipa alla Messa e rimane in adorazione fino a quando la chiesa è aperta. Si guadagna il pane con umili lavori, quanto gli basta per vivere giornalmente e soccorrere i poveri. Guidato da un’ispirazione interiore che solo lui conosce, si dirige a Genova, dove resta fino al 1876: innamorato di Gesù, cerca sempre le chiese dove si svolgono le quarant’ore. Non è mai sazio di stare alla presenza del Santissimo Sacramento. Prega in ginocchio anche 10-12 ore al giorno.
Alla fine del marzo 1876, è a Roma a San Pietro e a Santa Maria Maggiore: vede il papa Pio IX e ne riceve la benedizione. Si porta a Napoli con l’intento di imbarcarsi per la Palestina, la terra di Gesù, ma non riuscirà mai ad arrivarci. Anzi, a Napoli, è imprigionato per il suo genere di vita e riportato a Cavagnolo, sotto scorta. È l’estate del 1876 e Casimiro, dopo una breve sosta, riparte, diretto in Spagna, a Santiago di Compostela. Passa a La Salette e a Lourdes. Giunge in Spagna e si spinge fino in Portogallo, dove rimane fino al dicembre del 1877. Per il Natale è di nuovo a Cavagnolo, pronto per la chiamata alle armi. Ma al suo paese, l’aspetta anche una bella ragazza di nome Rosina, che s’innamora di lui. Casimiro non è insensibile al suo fascino quattordicenne e promette a Rosina di sposarla, una volta tornato da militare.

Dal febbraio del 1878 all’agosto 1880, è soldato a Torino, Venezia ed infine a Pescara: diligentissimo negli incarichi, tutte le libere uscite le passa in chiesa davanti al Tabernacolo. I commilitoni lo deridono, gli danno del «frataccio», ma molti, per il suo esempio, cambiano vita. Nel maggio 1879, una sera, mentre recita il Rosario, la Madonna gli appare un’altra volta per chiarirgli definitivamente che Gesù lo vuole pellegrino per il mondo: «Amami e donati tutto a me. Non essermi ingrato, esegui i miei ordini, onorami in presenza del mondo e non vergognarti di me... raccomandati a me nei pericoli e io non abbandonerò un peccatore che si pente e mi ama».
Casimiro scrive a suo padre: «Se tu vedessi ciò che io vedo, piangeresti di gioia... arrivederci in Paradiso». Alla fidanzata scriverà: «Servirò Dio solo. Non pensare più a me. Ti volevo tanto bene, ma l’amore per Gesù e quel che provo nell’amarLo è infinitamente più grande». Rosina non si sposerà e vivrà anche lei solo più per Gesù.
Imbarcatosi a Livorno per la Spagna, giunge a Barcellona e vi resterà fino alla primavera del 1881: la Spagna sarà la sua seconda patria. Diranno quelli che lo hanno incontrato: «Casimiro parla poco, prega molto, ascolta tutti. Passa lunghe ore in chiesa, dorme sulla nuda terra, aiuta i poveri con i risparmi del suo lavoro». Per un certo periodo, tra il 1881 e il 1882, vive come eremita con aspre penitenze rivelandosi un giovane di straordinaria purezza.

Apprendendo molti mesi dopo che suo padre è morto, si dirige verso l’Italia. Frattempo viene deriso, insultato, arrestato più volte, sempre lieto di soffrire per Gesù e per la conversione dei peccatori. Molti però, comprendono il suo messaggio e lo venerano come uomo di Dio, altri scossi da lui, si convertono.
A Cavagnolo, nel febbraio del 1883, rinuncia alla parte di eredità, a favore del fratello Corrado, perché, come dirà: «Il mio unico tesoro è Gesù». Il parroco, don Amione, racconta che quando era al paese, Casimiro si confessava sovente e ogni giorno assisteva alla Santa Messa e poi si fermava lungamente in chiesa, fissando lo sguardo sul Tabernacolo, invocando Gesù e piangendo, offrendosi in riparazione degli scandali, dei sacrilegi e dei disprezzi che il Signore riceveva da parte degli uomini.
Nel marzo del 1883, riparte un’altra volta verso Genova. Lungo la strada parla di Gesù e delle verità eterne: il fine della vita, la salvezza dell’anima, la fuga dal peccato, l’inferno, il purgatorio e il paradiso, operando svariate conversioni. Il suo sconfinato amore per Gesù impressiona e risveglia in molti l’amore di Dio e il desiderio dell’adorazione. A Genova, il 17 aprile 1883, incontra don Giovambattista Semino che diventa il suo direttore spirituale e lo conferma nella sua singolare vocazione di «pellegrino eucaristico» di «pellegrino dell’Immacolata». Don Semino gli raccomanda la Comunione il più frequentemente possibile.

A un giovane che lo compassiona per le sue persecuzioni, Casimiro risponde: «Non si è mai tanto sicuri di fare la volontà di Dio come quando si soffre per Lui». A un altro giovane spiega: «Non è da superbi volersi far santi: è questo il fine per cui siamo stati creati». Il 2 maggio 1883, vigilia dell’Ascensione, attorno a lui scoppia un tumulto ed è portato in carcere. L’indomani, per opera dei nemici della Chiesa è cacciato da Genova: dà fastidio solo con la sua presenza! Verso la fine del mese, è già a Rimini, in preghiera nella chiesa di Santa Chiara, all’altare di San Giuseppe Benedetto Labre, di cui sta leggendo la biografia e che imita nel medesimo stile di vita. Si ferma a Loreto nella Santa Casa, poi a Lanciano nella chiesa del Miracolo Eucaristico, dove il 5 giugno 1883, viene accolto nel Terz’ordine francescano. Mons. Luigi Agazio, santo vescovo di Trivento, che lo accoglie in quei giorni, lo considera un santo e dirà che «Casimiro sceglieva i luoghi dove c’erano più sacerdoti e più Messe, per non mancare mai alla possibilità di nutrirsi del pane eucaristico». A Campobasso viene arrestato e ricondotto a Cavagnolo: è contento di essere rivisto dai suoi compaesani con le manette ai polsi e di essere umiliato, per rendersi ancor più simile a Gesù durante la sua Passione. Il fratello ne chiede la liberazione e lo ospita in casa sua. Casimiro trascorre le sue giornate in chiesa, davanti all’altare, svolgendo i lavori più duri e dormendo sulla paglia sotto le stelle. In quell’inizio di ottobre 1883, si reca alla festa del Rosario a Monteu, dove prega a lungo davanti alla cappella di San Grato in modo da essere visto da tutti nel suo stato di penitente: «Da giovanetto, spiega, qui ho dato scandalo, ora intendo riparare». A un compagno di adolescenza, che cerca di evitarlo, risponde: «Molti del paese mi stimano pazzo: dicano quel che vogliono. Meglio essere pazzi per Dio che sapienti per il mondo». È il suo stile, il suo programma: la follia della Croce, del divino Crocifisso, che salva il mondo sul patibolo più infame.

L’8 ottobre 1883, lascia Cavagnolo per sempre. Raggiunta la Spagna, l’8 dicembre, è in preghiera al Santuario mariano di Monserrat. A Valenza, ospite di un buon prete, don Cervera, Casimiro riceve una lettera da don Semino: «Confessati sovente, ricevi la Comunione tutti i giorni. Ripara le ingiurie che Gesù riceve in questo Sacramento. Trasformati in Lui». Obbedisce alla perfezione.
Nei luoghi dove passa, austero e gioioso, edifica e converte con la sua presenza. A Jativa, nel febbraio del 1884, in giorni freddissimi, pregando, soccorrendo i poveri, i malati e i carcerati predica una vera missione al popolo. Quindi, si incammina verso Santiago, dove però non arriverà mai, accompagnato da molti che vogliono stargli vicino, pregare con lui, e dicono: «È un santo, un altro Gesù».
Ad Alcoy, ospite di un negoziante di stoffe, Giuseppe Valero, il 23 febbraio 1884, fa da padrino da battesimo al bambino del commerciante, che viene chiamato Casimiro. Ormai sente vicina la sua ultima ora. Il mercoledì delle ceneri, dopo la preghiera, dichiara a chi viene a fargli visita: «Alcoy è colpevole di un grande peccato. La vostra industria è in declino, perché non santificate più la domenica, giorno del Signore, per la vostra sete di guadagno. Cambiate vita». È il suo testamento, e viene ascoltato. Gli ultimi giorni, benché arso dalla febbre della gravissima polmonite che l’ha colpito, Casimiro li trascorre in chiesa: «Il pensare che Gesù è realmente presente, nascosto nell’Eucaristia, il pensare che vi sta per mio amore, mi vede, mi sente, mi ascolta, mi è motivo di grandissima gioia e non partirei mai dalla sua presenza». Per invito della Madonna, Casimiro è stato l’eroico adoratore di Gesù Eucaristico, lo «schiavo del Tabernacolo», sorgente unica di santità e di ogni grazia. Alle 16,30 del 9 marzo 1884, Casimiro Barello, va dolcemente incontro a Dio. È la seconda domenica di Quaresima, la domenica della Trasfigurazione di Gesù sul monte. Ha soltanto 27 anni. Quando a Cavagnolo seppero che era morto, qualcuno esclamò:”Avevamo in casa un santo e non abbiamo voluto riconoscerlo!”

Il giorno del cinquantesimo di morte, sopra la porta della chiesa, campeggiava la seguente iscrizione: CAVAGNOLO, NELLA LONTANA CITTA’ DI ALCOY, MORIVA, CINQUANTA GIORNI FA, IL TUO UMILE FIGLIO CASIMIRO BARELLO IL QUALE VOLLE GLORIFICARE DIO CHE RENDE FELICI I POVERI DI SPIRITO. PER MERITO SUO GIA’ RISUONA GLORIOSO IL TUO NOME SULLE LABBRA DEI CREDENTI, COSI’ OGGI IN QUESTO TEMPIO OFFRI TU PER LUI UNA PREGHIERA ED UN SUFFRAGIO.

Si comprende quindi come un alone particolare circondi la sua tomba e come i fedeli ricorrano alla sua intercessione nelle loro necessità, per non parlare di coloro che hanno esperimentato efficacemente la sua protezione. Il processo istruttorio per la sua beatificazione iniziò nella Curia di Valencia il giorno 16 ottobre 1947; il 17 gennaio1949 fu chiuso ed il 20 aprile dello stesso anno fu trasferito a Roma presso la Sacra Congregazione dei Riti, entrando così nella fase del processo apostolico.
Nel 2001 il Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato venerabile.


 

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